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"Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno." (Albert Einstein)
Dive significa immergersi, andare in profondità, guardare ciò che c'è sotto. Sotto la tecnologia, gli strumenti che la applicano, le persone che la usano. Con Dive noi vogliamo indagare sugli effetti delle nostre tecnologie sulla vita quotidiana delle persone.
La tecnologia ha cambiato solo i nostri comportamenti, le nostre abitudini o anche il modo in cui nascono le informazioni? La tecnologia crea la realtà? Cambiano i mezzi di cui ci serviamo per comunicare o sono i mezzi a cambiare il nostro modo di comunicare? E di pensare?
Attraverso la lettura, l'ascolto, la visione di contributi multimediali, Dive vuole restituire alle "macchine" la giusta collocazione: utensili al nostro servizio, non totem di cui subire l'influenza.
Dive è anche uno spazio da scrivere: fare click qui per inviarci le vostre impressioni, sensazioni e considerazioni. |
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Untitled Document
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| 11 Settembre 2001 |
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"Mi ricordo il mio undici settembre, sì, lo ricordo bene." "Raccontami la tua storia, Piero." "Presi un aereo da New York il dieci, ricordo l'irritazione per i controlli di sicurezza sbrigativi e superficiali!" "Questo lo hai pensato dopo, il dieci eri contento per aver passato i controlli senza troppo penare! Continua a raccontare, adesso!" "Durante il decollo da JFK ho osservato le torri illuminate dal sole al tramonto: mai avrei immaginato che non le avrei più riviste. L'undici stavo a Roma, il pomeriggio già in ufficio. La prima telefonata mi è arrivata durante una riunione fiume in cui si discuteva delle previsioni di vendita del quarto trimestre." "La prima torre colpita fu quella nord, erano le 8.46, le 14.46 in Italia." "Mi ricordo una telefonata con un collega americano, Joe, poche ore più tardi. Aveva un meeting pianificato per il pomeriggio a New York ed era rimasto ad Atlanta, bloccato in aeroporto. Era spaventato, non capiva cosa stesse succedendo, la sua preoccupazione era quella di raggiungere la sua famiglia." "Io ero a casa, invece, in soggiorno seduta sul tappeto. Mi ricordo che ascoltavo le prime frasi di mia figlia Benedetta: dopo pochi giorni avrebbe compiuto due anni e iniziava a combinare le parole. Ero l'unica a capirla, spesso mi succedeva di anticipare le sue richieste." "Laura, non divagare, raccontami come hai appreso la notizia." "Con una telefonata, era mio marito. Ricordo che mi disse di accendere la tv, subito. Così feci: la accesi, vidi due torri, tanto fumo. Vidi un aereo affondare dentro il grattacielo, morbido e accogliente. Mi ricordo di essere rimasta così per un po', imbambolata davanti allo schermo, incredula." "E tua figlia?" "Bum!" "Bum?" "Sì, bum, disse proprio così, bum! Nel suo linguaggio rudimentale significava caduta, è caduta. Alle 15.59, ora italiana, venne giù la torre sud, la seconda a essere colpita ma la prima a crollare." "L'altra ha resistito per una mezz'ora prima di accartocciarsi sulle macerie calde là sotto. Ho potuto ricostruire l'intera vicenda solo più tardi, a casa, frastornato dagli eventi e dal jet lag. E' stata la sera in cui ho spostato un orologio indietro di sei ore." "Piero, di cosa parli?" "Ho tenuto per circa tre mesi sul polso destro un orologio con il tempo newyorkese. Seguivo i ritmi italiani, è naturale: mia moglie, i miei figli, i miei colleghi, non avrebbero capito perché mi sentissi su un fuso differente. Ma non appena è stato possibile sono tornato là. Era metà dicembre, organizzai il volo in gran fretta, solo pochi giorni di permanenza a New York, prima di Natale dovevo fare ritorno a casa." "Cosa accadde a dicembre?" "Acquistai un mazzo di rose bianche che lasciai sotto la foto di Larry Virgilio, un pompiere di origine italiana. Tutto qua." "Rose bianche?" "Sì, e con le rose ho lasciato anche l'orologio: il tempo di Larry Virgilio si è fermato a trentotto, la sua età l'undici settembre del 2001." "Piero, lo conoscevi?"
E tu cosa ricordi del tuo undici settembre? Raccontacelo scrivendo a
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(max 500 caratteri, spazi inclusi)
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